L’impostazione DietaGIFT, che regola le diverse componenti del peso (muscolo, grasso, acqua) in modo indipendente, si pone degli obiettivi importanti che vengono definiti nella prima visita solo dopo un’affidabile bioimpedenziometria. Ogni individuo infatti ha una storia personale (la “I” di GIFT) che ne può avere alterato la composizione corporea provocando demuscolazione, ritenzione idrica, necessità (vera o presunta) di assunzione di farmaci o altri danni a vario genere e titolo. E’ chiaro dunque che l’obiettivo di ciascuno potrà essere diverso: tizio dovrà ricostruire 4 kg di muscolo, caio dovrà perdere oppure recuperare 3 litri d’acqua, oltre alla necessità di regolare la quantità di grasso totale.

Ora, la concezione diffusa secondo cui per “dimagrire” occorre fare restrizione calorica non è da noi condivisa. Un’ampia documentazione scientifica  dimostra non solo che la restrizione genera perdita di massa muscolare, rallentamento tiroideo, depressione, infertilità, ma soprattutto dimostra che il peso perso viene sempre recuperato quando non vi sia una stabile regolazione “di segnale” del nuovo setpoint raggiunto. Risulta dunque chiaro da quanto scritto che il peso non è più in alcun modo un fattore affidabile nella valutazione del successo o insuccesso di un regime alimentare.

Perché allora tutti si ostinano ancora a misurarsi solo ed unicamente su quel parametro? Forse perché tutti dispongono di una bilancia a casa e solo pochi di un bioimpedenziometro? Eppure se uno non dispone di misuratore della pressione, aspetta la visita dal medico per trarre conclusioni. Non è che conta, che so, il numero di respiri e ne deduce se la pressione è alta o bassa. In altre parole se il dato del peso non è in grado di dirci nulla sul vero calo di massa grassa (che potrebbe essere coperto da una crescita muscolare o anche da un temporaneo aumento della ritenzione, magari del tutto fisiologico, come in caso di ciclo mestruale o di infiammazione post sforzo fisico) che senso ha misurarlo? E’ umano il farlo, ma è controproducente cercare di trarne delle conclusioni che rischierebbero di essere affrettate o ancor di più, scorrette, e talvolta demotivanti.

Se dunque un mio paziente ritiene di scrivermi una mail in cui segnala (evidentemente con troppa tempestività) la sua delusione o la sua convinzione che “questa dieta non fa per me”, è libero di farlo, ma ritengo opportuno che legga a fondo (e poi rilegga, e rilegga ancora) parola per parola questo mio articolo, così da rendersi conto del fatto che la dietaGIFT non agisce “forzando” dei parametri vitali, che poi inevitabilmente tornano dove erano prima. Agisce piuttosto sulla regolazione dell’equilibrio dei segnali ipotalamici , in modo da indurre modalità di consumo (invece che di accumulo) a livello della tiroide, del tessuto adiposo e delle masse muscolari, con l’obiettivo – lento ma efficace – di costruire un nuovo punto di equilibrio che possa essere stabilmente conservato nel tempo.

Se questo punto fondamentale non viene compreso, nonostante il tempo da me dedicato in “prima visita” sfiori talvolta le due ore, è facile supporre che anche molti altri punti meno fondamentali stiano venendo ignorati o sottovalutati. Il che mi rende difficile, e comunque non piacevole, la continuazione del rapporto di consulenza medica.

Essere delusi rispetto alle proprie aspettative è assolutamente umano e comprensibile. Ma la delusione ha diritto di incominciare a manifestarsi a due condizioni: la prima è che sia stata fatta almeno una bioimpedenziometria di controllo, che certifichi se vi sia stato calo o aumento di una o dell’altra componente del peso corporeo. La seconda è che vi sia stata aderenza alle regole indicate da parte del paziente (regole che non sempre sono comprensibili in prima battuta, soprattutto quando si è circondati da parenti, amici, colleghi che ancora ragionano in termini di diete ipocaloriche, passando spesso messaggi terroristici su banane, burro, colesterolo e via discorrendo).

La mia pazienza è infinita, il mio tempo no. Chiunque abbia desiderio di imparare un po’ per volta le dinamiche di segnale della dietaGIFT è nel pieno diritto di sbagliare, correggersi, sbagliare ancora. Io sarò lì a seguirlo visita per visita, cercando di correggere il tiro dove necessario e riorientando correttamente verso lo stile di vità più adeguato. C’è di bello che con dietaGIFT si mangia in abbondanza, benchè con qualche limitazione importante sulla qualità dei cibi. Dunque non vi è alcun regime di “sofferenza” o di privazione. La fretta dell’eventuale “prova bikini” è incompatibile con i risultati lenti ma definitivi di dietaGIFT.

Se tuttavia qualcuno ritiene di essere “deluso” per il solo motivo che la bilancia non segnala da subito un calo di peso (da me, nei casi sopra elencati, certo non promesso), e senza neppure ritenere logico presentarsi al controllo bioimpedenziometrico, ritengo che non abbia capito né gli scopi della dieta GIFT (il riequilibrio delle proprie modalità di accumulo e di consumo, e il ripristino della salute) né le modalità per ottenerli. E’ dunque giusto, in tal caso, che si rivolga ad altri professionisti che perseguono il calo di peso come unico parametro da perseguire, anche a costo di far perdere massa muscolare, di squilibrare l’organismo o di intossicarlo. C’è solo l’imbarazzo della scelta, e non sarà difficile trovare una nuova destinazione.
Noi, grazie al cielo, siamo altrove.