Di Luca Speciani e Mauro Mezzogori

Il comportamento alimentare è determinato dall’elaborazione cerebrale (ipotalamica) di numerosi e diversi stimoli sia nervosi che ormonali, provenienti dalla periferia e in particolare dal tessuto adiposo (adipochine) e dall’apparato digerente (enterochine).

Di alcune di queste abbiamo già diffusamente parlato (leptina, adiponectina, resistina, CCK, ghrelina, GLP-1, AgRP), ma con il crescere delle conoscenze scientifiche al riguardo il loro numero è in continuo aumento, e lo studio delle reciproche interazioni tra molecole segnale diventa sempre più ricco e interessante, soprattutto quando dalla considerazione scientifica si può passare ad una regola pratica di applicazione nella dieta o nello stile di vita di ogni giorno.

In un mondo dietologico in cui talvolta le informazioni sono spacciate per dogmi (questo sì, questo no) senza alcuna motivazione, una solida base scientifica diventa importante per distinguere ciò che è vero da ciò che spesso non lo è, o lo è solo per alcuni.

Il Peptide YY (o PYY) è, come dice il nome, una piccola proteina di 36 aminoacidi secreta dalle cellule L della parte finale dell’intestino tenue (ileo distale), ed aumenta dopo un pasto ricco di grassi e di proteine. La sua forma diventa attiva dopo il clivaggio (taglio) dei primi due aminoacidi.

Per tale motivo viene talora indicata come PYY3-36. La sua azione è sinergica a quella di CCK e GLP-1 e ha lo scopo di inibire l’assunzione di nuovo cibo, quando l’intero intestino (ricordiamoci che la secrezione avviene nell’ileo distale!) è ancora impegnato nello smontaggio dei grassi e delle proteine assunti.

La sua azione avviene per blocco antagonistico dei recettori ipotalamici del più noto neuropeptide Y (NPY), noto mediatore della fame di zuccheri che viene solitamente inibito dalla leptina. NPY e PYY sono strutturalmente simili, ma hanno azioni assolutamente opposte, essendo il primo in grado di stimolare la fame e il secondo di inibirla. Iniezioni endovena di PYY sono accompagnate da sensazioni di sazietà e da una riduzione dell’introito calorico nella giornata pari a circa il 25% nonostante la compresenza di tutti gli altri stimoli naturali. PYY è dunque un mediatore della fame molto potente.

Come fare ad avere sempre buoni livelli di PYY nel sangue? La ricetta sembra semplice. Occorre assumere con regolarità cereali integrali, seguire una dieta normoproteica (che sembra facile, ma non lo è…), masticare a lungo i cibi.

Una ricerca australiana (Batterham et al. 2009) ha dimostrato come l’assunzione di betaglucani (fibre solubili contenute solo nei cereali integrali e nei legumi) aumenta sensibilmente la produzione di PYY (oltre che del CCK, i cui effetti abbiamo già evidenziato in altro articolo) ed è in grado di aumentare la produzione di HDL (il cosiddetto colesterolo “buono”).

Uno studio inglese (Withers et al. 2006) aveva già dimostrato come una dieta normoproteica fosse in grado di aumentare la secrezione di PYY, e di come questa molecola segnale avesse un ruolo chiave nella regolazione del peso. E in Grecia (Kokkinos et al. 2010) uno studio recentissimo ha potuto dimostrare come una lunga masticazione favorisca la produzione di PYY e di GLP-1, mentre al contrario tale secrezione sia inibita dal trangugiare velocemente i cibi.

Insomma: la regolazione del peso e della fame passa attraverso l’assunzione di alimenti contenenti molta fibra, la giusta quantità di proteine e una lunga masticazione. Ciò che con dietaGIFT diciamo da sempre. Tali dati non vengono mai contraddetti a livello scientifico. E allora perché ogni volta che diamo le nostre indicazioni troviamo così tanto ostacolo? Chi continua a sostenere tappandosi occhi, bocca e orecchie che occorre mangiare “dissociato”, che le proteine fanno male e che chi mangia integrale può avere dei problemi, perché lo fa? Disinformazione scientifica, pigrizia mentale o altro?

Si badi che il problema non riguarda il solo dimagrimento, ma anche la salute. Uno studio dell’Università di Sidney (Herzog et al. 2006) segnala la carenza di PYY come un fattore predittivo molto precoce dello sviluppo di obesità e diabete di tipo 2. Mentre un gruppo di lavoro dell’Università di Napoli (Serritella et al.) ha mostrato stretta correlazione tra bulimia nervosa e bassi livelli di PYY, non in grado di bloccare i segnali di fame provenienti dalla ghrelina (stomaco vuoto) e dal NPY (basso apporto calorico). Anche bulimia, obesità e diabete sono dunque correlati con insufficienti livelli di un’importante enterochina come il PYY.

Benché esistano modalità di somministrazione esogena di PYY (la Nastech ha sviluppato uno spray nasale a base di PYY) non possiamo concordare con questa modalità, che peraltro non si è mostrata esente da effetti collaterali (nausea, capogiri).

L’interazione di ogni enterochina segnale con tutte le altre nel preservare un corretto equilibrio metabolico è talmente intrecciata da sconsigliare l’approccio puramente farmacologico.

Una conoscenza sempre più approfondita di queste dinamiche deve invece spingerci a perseguire con sempre maggiore decisione quelle modifiche di alimentazione e stile di vita in grado di interferire positivamente con il nostro equilibrio.

È un lavoro lento, ma proprio perché lento, stabile ed efficace nel tempo.