Il quadro delle reciproche interazioni tra molecole segnale in grado di mettere in connessione cervello e apparatodigerente si fa sempre più complesso e interessante. CCK e ghrelina integrano i loro segnali a livello ipotalamicocontrollando sazietà, secrezioni enzimatiche e dinamiche di accumulo o di consumo dei grassi.

Segnali dal digerente

Sempre più complesse e interessanti sono le dinamiche che regolano – attraverso segnali molecolari – l’equilibrioesistente nell’organismo tra accumulo e consumo. Due molecole importanti sotto questo punto di vista sono dueenterochine (molecole espresse dal tubo digerente) denominate colecistochinina (CCK) e ghrelina, i cui effetti sono peralcuni versi opposti, per altri integrati.

La colecistochinina, isolata nel 1968, è un neuropeptide secreto da alcuni neuroni del sistema nervoso enterico (ricordiamolo: la terza importante componente del sistema nervoso autonomo doposimpatico e parasimpatico!) il cui significato primario sembra essere – come ricorda il nome – quello di stimolare lacontrazione della cistifellea (o colecisti) per spremere la bile, necessaria alla frammentazione dei grassi, nel duodeno.

Ma, come vedremo, svolge numerose altre funzioni, ed è secreta anche nel cervello. La CCK ha sequenza aminoacidicaidentica a quella della gastrina (ormone in grado di stimolare la secrezione acida nello stomaco), da cui però differisce perla solfatazione di un residuo di tirosina in posizione 6 invece che 7.

Successivamente si è scoperto che un analogopeptide era in grado di indurre secrezione di enzimi dal pancreas, così che in alcuni casi la CCK si trova indicata con il nome di CCK-pancreozimina. Si tratta infatti della stessa molecola, che dunque lavora in modo coordinato a favorire sial’afflusso di bile che di enzimi pancreatici per la digestione dei grassi, entrambi attraverso lo sfintere di Oddi (la cui apertura è stimolata dalla CCK), porta di accesso comune al duodeno sia per le vie biliari che per i dotti pancreatici.

Una molecola dal duplice significato

Fin qui risulta dunque chiara la funzione “locale” della CCK (recettori CCK-A o CCK-1), volta a favorire la digestionelipidica dopo un pasto in cui siano presenti grassi alimentari.

Parallelamente, tuttavia, la CCK svolge anche una potenteazione di regolazione a livello ipotalamico (recettori CCK-B o CCK-2, Gibbs 1973) dove, attraverso una forte interazione con il neuropeptide Y (NPY, forte induttore di fame, permanentemente espresso dall’ipotalamo, “spento” solo dalla leptina), blocca rapidamente la sensazione di fame dando un segnale di stop alimentare e di sazietà (Rowland 1988).

La secrezione di CCK è legata anche alla semplice distensione gastrica, oltre che alla presenza di grassi nel mix ingerito. Il che rende il suo effetto saziante connesso non solo alla maggiore o minore lipidicità del pasto, ma anche connesso allamaggiore o minore presenza di fibra nel pasto stesso.

I cibi ideali per favorire la sazietà sembrano dunque essere quelli dotati di entrambe le caratteristiche, come per esempio i semi oleosi (noci, mandorle, semi di girasole) notoriamente ricchi di grassi polinsaturi e di fibra. Ma anche alimenti composti, come per esempio pane integrale e burro, fagioli e cotiche o – in ottica un po’ più salutista – lo yogurt bianco intero con la crusca.

Menti illuminate

L’effetto combinato di fibra e grassi fornisce immediatamente sazietà, a differenza di ciò che menti illuminate sembrano suggerire ogni giorno dalle pagine di giornali e riviste patinate, per i quali sembra che il latte scremato o i biscotti “light” (rigorosamente privati da ogni traccia di fibra) siano in grado di indurre dimagrimento.

La dura realtà è che tali alimenti raffinati e artificiali hanno il solo risultato di indurre fame, fame e fame. Che cresce ulteriormente quando al prodotto sgrassato (che non sa più di niente) per conservare una qualche traccia di sapore viene poi aggiunto zucchero o (purtroppo anche questo…) un edulcorante artificiale, i cui effetti “famigeni” sono ormai da tempo noti (Tordoff 1990,Raben 2002), anche se accuratamente nascosti dalle industrie produttrici.

L’antagonismo con la ghrelina

L’azione della CCK è da questo punto di vista diametralmente opposta a quella della ghrelina, enterochina prodotta dallostomaco quando le sue pareti sono rilasciate. La ghrelina – come l’NPY – è un potente induttore di fame permanentemente espresso dallo stomaco quando esso è vuoto.

È interessante a questo proposito constatare come l’evoluzione ci abbia dotato di mediatori della fame permanentemente espressi, in grado di essere poi corretti dai nostri comportamenti alimentari. Non il contrario. Ciò è facilmente comprensibile studiando la nostra storia evolutiva, che ci racconta di una lunga lotta contro la fame, in cui il vincitore (presumibilmente un nostro avo) è stato quello che più degli altri è stato in grado di mettere in atto contromisure protettive alla carestia.

Che è ciò che fa la ghrelina (il cui nome deve in qualche modo ricordarci il GH, ogrowth hormone, l’ormone della crescita, con cui condivide alcuni recettori), che nel mandare il suo stimolo alla fame all’ipotalamo non si dimentica di inviare contestualmente un messaggio di tipo anabolico a diversi organi, così che non appena la privazione calorica sia superata il nostro organismo possa accumulare scortecon rapidità per fare fronte al probabile momento di carestia successivo. Occorre ricordare, infatti, che qualunque segnaledi carestia si trasforma a livello ipotalamico – per la mediazione incrociata di enterochine e adipochine – in un messaggio di emergenza e di accumulo, che potrà presto provocare la deposizione di grasso di scorta.

L’esatto contrario di ciò che la dietologia “classica” ci ha fatto credere per mezzo secolo, con l’assurdo abbaglio delle diete ipocaloriche. La differenza principale nei segnali provenienti dalle enterochine (CCK, ghrelina, GLP-1 ecc.) rispetto a quelli provenientidalle adipochine (leptina, adiponectina, resistina) è che i primi sono di effetto immediato, mentre i secondi – ragionandosulle variazioni del “magazzino scorte” (le cellule adipose) hanno più significato di medio periodo, interagendo peresempio con carenze caloriche di periodo, piuttosto che con segnali d’allarme legati al singolo pasto saltato o squilibrato.

Gli esiti della trasformazione dello switch metabolico verso l’accumulo piuttosto che verso il consumo sono comunque del tutto paragonabili.

Normocaloricità come base irrinunciabile

Da un punto di vista clinico la comprensione di questi delicati meccanismi – in epoca in cui si asporta la cistifellea congrande facilità non appena si rilevi un accenno di colica – può orientare le scelte alimentari o di stile di vita in modo molto preciso e l’obiettivo che ci si pone è quello di innalzare il metabolismo, fare crescere la massa muscolare e aumentare iconsumi spontanei dell’organismo, è evidente che si debba favorire in ogni modo l’azione (bivalente digestiva eipotalamica) della CCK, disincentivando quella della ghrelina e del NPY.

Perché ciò avvenga è di primaria importanza chela dieta scelta sia di tipo normocalorico (mai ipocalorica!), normoproteica e ricca di grassi e di fibre. In assenza di questi importanti segnali (che per esempio mancano nell’obeso, di cui è dimostrata la resistenza alla CCK) qualunque dimagrimento (o deperimento) è destinato ad essere di breve durata.

Quando infatti i segnali ipotalamici sonocontrastanti (per esempio: perdo peso ma ho una fame da lupo, oppure dimagrisco ma mi sento fiacco, stanco, depresso) possiamo stare sicuri che il corpo prima o poi trova una sua via per riequilibrarsi, magari non sempre a noigradita.Solo nell’ambito di una dieta di segnale completa come DietaGIFT, che tenga conto di queste dinamiche di risposta, saràpossibile ottenere un cambio di direzione dall’accumulo al consumo, aiutandoci a ritrovare la linea (e magari ilbenessere) di un tempo.