Di Luca Speciani e Lyda Bottino

In un’epoca di individualizzazione della dieta e dei farmaci, si può pensare che anche l’intervento fitoterapico debba essere personalizzato in relazione al tipo costituzionale. Analizziamo qui un tipo classico: l’ipercortisolico, il cosiddetto “cocomero”.

Inquadrare costituzionalmente
Nella pratica medica si dice “esame obiettivo” quell’insieme di osservazioni basate sui cinque sensi che serve a inquadrare meglio il paziente sotto tutti i punti di vista.
Oggi questo esame è molto trascurato: la medicina ha tempi rapidi: folle di mutuati aspettano il loro turno in sala d’attesa e si pensa spesso erroneamente che con un farmaco si risolva tutto. L’antica arte dell’esame obiettivo, invece, non andrebbe mai dimenticata dal bravo medico che, prima di dedicarsi a macchinari specifici o a esami strumentali, dovrebbe ricordarsi di guardare, toccare, auscultare il paziente per raccogliere il maggior numero possibile di informazioni, senza del tutto escludere neppure l’olfatto (che, raccontava Luigi Oreste Speciani, poteva consentire anche la diagnosi a distanza di un cancro al retto) o il gusto, usato dai medici dell’antichità per diagnosticre il diabete “mellito” (cioè mielato, dolce) attraverso l’assaggio diretto delle urine. Altri tempi, per fortuna.
In effetti lo sguardo d’insieme del paziente rivela spesso una vasta gamma d’informazioni, ben prima di avere in mano gli esami del sangue. Profonde occhiaie, magari gonfie, rivelano problemi renali o anche presenza di parassiti intestinali. Il pallore segnala anemia, cioè carenza di ferro. Una pelle brufolosa segnala squilibri ormonali (naturali, come la pubertà o patologici come l’ovaio policistico). Ma ancora più interessante è l’osservazione del corpo nel suo insieme. L’accumulo di grasso nelle zone “a basso consumo” come l’addome o il gibbo è tipico di chi abbia un eccesso di stress e quindi di cortisolo. La forma tipica, in questo caso, è quella della cosiddetta “Sindrome di Cushing”: gambettine sottili, pappagorgia marcata, gibbo posteriore e ventre globoso, come un cocomero appoggiato su due stecchini. In pratica il corpo, sotto stress prolungato, accumula grasso dove non possa facilmente essere consumato.
Simile è poi la struttura del resistente insulinico (o pre-diabetico), spesso anch’egli derivante da ipercortisolismo: si parla di “moon face” (faccia tonda, lunare), sempre accompagnata da pappagorgia e ventre globoso.
Questa struttura specifica, la chiamiamo “cocomero”, come tipo costituzionale all’interno del sistema integrato di cura estetica denominato “Rimodrena” (un insieme coordinato di interventi di agopuntura, fitoterapia, rotazioni alimentari e massaggio connettivale, basato sui tipi costituzionali), per indicare quella struttura “prominente” dell’addome che la caratterizza.
Il punto chiave di questo tipo costituzionale è l’ipercortisolismo, ovvero una produzione prolungata o esagerata di cortisolo, l’ormone con cui fronteggiamo lo stress quotidiano.

Un po’ di storia
Cerchiamo di capire qualcosa di più del funzionamento di questo ormone, in ottica PNEI (psiconeuroendocrinoimmunologica), aiutandoci con qualche richiamo storico che ci fa capire quanto corpo e mente siano non solo interconnessi ma addirittura si possano interpretare come aspetti diversi di un’unica realtà.
Nel 1936, Hans Selye dimostrò che la reazione di stress (con corrispondente produzione di cortisolo) è indipendente dalla natura dello stimolo. Ricerche successive rafforzarono il concetto dimostrando che lo stress può essere attivato da fattori fisici, infettivi, psichici. Indipendentemente dal tipo di agente stressante, si attiva una reazione neuroendocrina e neurovegetativa che libera ormoni e neurotrasmettitori dalle surrenali. A metà degli anni Settanta, il fisiologo tedesco Hugo Besedovsky dimostrò che la reazione di stress, con l’aumento della produzione del cortisolo da parte delle surrenali, causa una soppressione della risposta immunitaria. Fu stabilito così il primo collegamento biologico tra cervello, stress e immunità. Nella seconda metà degli anni Ottanta, il fisiologo statunitense Edwin Blalock dimostrò che i linfociti hanno recettori per gli ormoni e i neurotrasmettitori prodotti dal cervello e che, al tempo stesso, producono ormoni e neurotrasmettitori del tutto simili a quelli cerebrali. Venne così dimostrata la comunicazione bidirezionale tra cervello e immunità.
Se nel breve periodo il cortisolo, l’adrenalina e la noradrenalina (catecolamine) hanno un effetto tonificante anche sull’immunità, nel medio-lungo periodo, queste sostanze collocano la risposta immunitaria su una posizione inadatta a combattere virus e tumori. Analogamente, la disregolazione dell’asse dello stress può favorire lo sviluppo di malattie autoimmuni di vario tipo.
I legami tra psiche ed asse surrenale sono comunque stretti. Negli anni Novanta è stato dimostrato che l’alterazione del sistema dello stress e la sovrapproduzione di cortisolo possono causare atrofia dell’ippocampo. La depressione, con iperproduzione di cortisolo e adrenalina, contribuisce ad alterare la parete interna dei vasi, favorendo la formazione della lesione aterosclerotica. Così, taluni infarti e altri eventi cardiaci acuti, in presenza di disturbi dell’umore, possono trovare spiegazione nelle alterazioni vascolari prodotte dall’incremento dell’aggregazione piastrinica (effetti protrombotici). La biochimica dell’ipercortisolico, insomma, non è una biochimica favorevole.

Cronobiologia e fisiologia del cortisolo
Il cortisolo raggiunge un picco massimo alle 8 del mattino e poi altri 3 picchi durante la giornata intorno alle 12, alle 16 e alle 20. Nel corso della notte l’attività è quasi nulla.
Lo sfasamento del ritmo del cortisolo, come spesso accade nella turnazione e nel jet lag, è una possibile causa di ridotta tolleranza al glucosio, ridotta sensibilità e secrezione insulinica. Un sonno alterato può essere dunque contemporaneamente causa ed effetto di un incremento nella secrezione di cortisolo.
Le azioni che svolge il cortisolo nell’organismo umano sono quelle che lo attivano verso una reazione di lotta o fuga (fight or flight) e che quindi prevedono le seguenti trasformazioni:
-Aumento della ritenzione idrica (per allontanare il rischio di dissanguamento in caso di ferite)
-Aumento della glicemia (per affrontare un lungo combattimento)
-Deplezione muscolare (per contribuire ad innalzare la glicemia attraverso la gluconeogenesi)
-Aumento dei grassi nel sangue (per apportare più energia)
-Abbattimento delle funzioni immunitarie (per risparmiare risorse)
In pratica l’organismo si trasforma in “war mode” per affrontare il combattimento. La differenza abissale che distingue la scarica cortisolica dell’uomo primitivo rispetto a quello moderno è che nella preistoria la lotta o la fuga c’erano effettivamente, e permettevano di scaricare la “pistola carica” costruita dal cortisolo. Per l’uomo moderno invece i fattori di stress non sono più tigri e leoni, ma suocere, datori di lavoro, multe stradali, scadenze fiscali: tutti fattori contro i quali (salvo spaccare una pentola in testa alla suocera o al datore di lavoro) non vi può essere alcuna azione fisica, ma solo tensione psicologica.
L’uomo moderno quindi si trova con la pistola carica, senza poterla scaricare, e il corpo, finita l’emergenza, dovrà smaltire da qualche parte gli zuccheri e i grassi accumulati. Indovinate dove? Sull’addome, sotto il mento (pappagorgia) e dietro il collo (gibbo), che sono le zone descritte all’inizio di questo articolo come caratteristiche dell’ipercortisolico.

Esaurimento surrenale = depressione
Perché questa complicata cascata di molecole segnale? Perché l’attivazione di queste molecole ci ha salvato la vita milioni di volte, nel corso della nostra esistenza preistorica, quando eravamo inseguiti da qualche bestia feroce o da qualche bellicoso e poco amichevole ominide. L’adrenalina ha un’azione istantanea, come una scossa, mentre il cortisolo ha azione più lenta, ma ha effetti di più lunga durata. L’effetto combinato delle due sostanze è appunto un’attivazione dell’organismo al combattimento o alla fuga: il cuore batte più forte, il livello di zuccheri nel sangue si alza, molto sangue viene inviato ai muscoli (a spese di organi meno “urgenti”), il cervello elabora rapidamente ogni informazione utile, il respiro diventa veloce, il sistema immunitario si ferma (per non portare via preziose risorse) e le piastrine del sangue (in previsione di una ferita) si portano verso la superficie per provvedere ad una veloce cicatrizzazione. In pratica, in pochi istanti, passiamo da una situazione di completo relax ad un aggressivo assetto di guerra.
La presenza dello stress non deve quindi essere considerata un fattore solo negativo. C’è un valore ottimale di stress che ci aiuta ad essere nel pieno delle nostre capacità psicofisiche. Valori troppo bassi ci lasciano un po’ indifferenti e “addormentati”, mentre valori troppo alti possono paralizzarci e svuotarci di energie lasciandoci bloccati, incapaci di pensare o di reagire.
In effetti cortisolo e adrenalina sono sostanze in grado di svuotare rapidamente tutte le nostre energie: fisiche e psichiche. E’ un po’ come se i casi della vita ci mettessero ogni tanto il “turbo”. Utile in fase di sorpasso, ma che può farci esaurire in un attimo tutto il carburante disponibile.
Nell’atleta o nel manager, ad esempio, questo avviene quando per un periodo prolungato si è dovuto attingere al “turbo” del cortisolo surrenale senza mai concedersi il meritato riposo, che sarebbe servito al ripristino del cortisolo consumato.
La nostra reazione naturale, di fronte a prolungate frustrazioni psicofisiche, è dunque la prostrazione totale. Una sequenza di eventi stressanti ad alto potenziale, prolungati nel tempo, e magari intercalati da sgradevoli picchi traumatici, può abbatterci in maniera profonda, e farci sentire incapaci di proferire parola, confusi, totalmente inabili a programmare delle attività, stanchi, depressi e privi di qualsiasi prospettiva. Superallenamento (atleta) e depressione (manager o mamma super impegnata) condividono la stessa radice biochimica e fisiologica: l’esaurimento surrenale.

Il valore del filtro cognitivo
Un tempo, agli albori degli studi sullo stress, si pensava che l’evento stressante pesasse in modo sempre identico su ogni persona. Oggi si è capita l’importanza fondamentale dell’interpretazione cognitiva di chi subisce l’evento. Per esempio un licenziamento può essere vissuto in modo drammatico (non troverò più un posto così, avremo gravi problemi economici, con tutto ciò che ho dato..) oppure essere affrontato a testa alta (era giunto il momento perché accadesse, sarà un’occasione per valutare nuove proposte, potrei anche mettermi in proprio..). La differenza tra i due atteggiamenti non cambia in alcun modo la “forza” dell’evento, ma dal punto di vista biologico l’effetto stressante è notevolmente diverso. Imparare ad usare con efficienza questo potente mezzo di attenuazione dello stress può aiutarci moltissimo a ridurre gli effetti organici dello stress stesso.
Se non saremo stati capaci di fronteggiare il problema per tempo attraverso un adeguato filtro cognitivo, o se avremo dilatato esageratamente la situazione d’emergenza rendendola ordinaria quotidianità, il nostro organismo potrà reagire con un comportamento mentalmente disturbato, che potrà bloccare completamente la nostra voglia di vivere e di avere una normale vita sociale e relazionale.
Si tratta in questo caso di una pila che si è scaricata perché usata troppo o troppo male. Ma i sintomi sono quelli a noi ben familiari della depressione maggiore.
Quando la fiamma si spegne, perché il fuoco ha bruciato troppo in fretta, può essere necessario un lungo periodo per ripristinare l’equilibrio perduto. Sapere che questo squilibrio è anche legato alla presenza di certe molecole all’interno del nostro cervello, e che sulla concentrazione di queste possiamo lavorare anche grazie ad un ritrovato equilibrio alimentare, rappresenta una possibile via d’uscita. Un’alimentazione che sia in grado di stimolare la leptina a fornire lo stimolo surrenale necessario alla ripartenza potrà essere in questo caso decisiva nel bloccare questo circolo vizioso.
Le caratteristiche psichiche dell’ipercortisolico saranno dunque in una prima fase l’agitazione, l’ansia, l’accanimento verso obiettivi sfidanti e impegnativi, e giornate densissime di impegni senza un minuto per respirare (con valori ematici e urinari di cortisolo molto alti). In una seconda fase vi sarà invece uno stato simil-depressivo conseguente all’esaurimento del cortisolo surrenale (con valori di cortisolo urinario delle 24 ore bassissimi).

Il “cocomero”: caratteristiche fisiche e metaboliche
L’ipercortisolico si presenta poi, fisicamente, con l’addome sporgente, spesso un po’ globoso come un piccolo cocomero, ma contemporaneamente con gambe sottili, a causa della carenza di massa muscolare. Parimenti assente è la differenza vita-fianchi, proprio a causa dell’allargamento dell’addome. Sono poi spesso presenti occhiaie a causa della marcata ritenzione idrica, ed è spesso visibile la pappagorgia, talora in forma di semplice doppio mento. È una forma molto facilmente riconoscibile all’occhio medico allenato. Spesso il paziente si lamenta per la sua pancia sporgente, dicendo al medico che non ne capisce il perché, visto che le gambe invece sono belle magre. Situazione del tutto spiegabile dal fatto che l’eccesso di cortisolo ha riempito di grasso l’addome asportando un po’ per volta le proteine muscolari degli arti inferiori.
L’ipercortisolico è mediamente un po’ più difficile da far dimagrire, rispetto ad altri tipi costituzionali. Il metabolismo del “cocomero” è dominato infatti da un’iperglicemia marcata, accompagnata da dislipidemia (colesterolo e trigliceridi alti), da ipertensione, da ritenzione idrica, da abbattimento immunitario e da deplezione muscolare. Il paziente è spesso dominato da fame “nervosa”, che in realtà è diretta conseguenza dell’azione del cortisolo (che mette in circolo glucosio dalle scorte di glicogeno e di proteine, e che poi vuole giustamente ricostituire), con la conseguenza di un rapido ingrassamento, facilitato poi dagli alti livelli di glucosio nel sangue.
Un sistema biologico nato per contrastare minacce fisiche preistoriche con la massima efficienza si rivela oggi un autogol nel momento in cui la minaccia da fisica si è trasformata in psichica.

Fitoterapia e terapia minerale costituzionale per il “cocomero”
All’interno del sistema “Rimodrena” sono numerosi i principi fitoterapici e minerali che utilizziamo per aiutare il “cocomero” a tornare verso una struttura più equilibrata.
Innanzitutto è necessaria un’azione calmante come quella che si può ottenere con il biancospino, con la melissa e con l’olio essenziale di arancio dolce, che abbiamo già trattato in dettaglio su queste pagine: il biancospino agisce modulando la contrattilità e l’elasticità delle arterie, ed è quindi anche in grado di ridurre la pressione arteriosa. L’olio essenziale di arancio dolce agisce sulle tensioni muscolari. La melissa ha invece un’azione rilassante più specificamente psichica. Queste tre essenze hanno tra l’altro tra loro un potente effetto sinergico.
Tra gli oligoelementi il magnesio esercita un’azione miorilassante importante (la rigidità fisica sappiamo quanto spesso diventi rigidità psichica e viceversa), e può aiutare anche in caso di stipsi (uno dei tanti problemi di questo tipo di paziente), mentre il cromo (uno dei costituenti del “Glucose tolerance factor” nel sangue) può aiutare per quanto riguarda l’iperglicemia, insieme a cannella, berberis e banaba.
Una sostanza estratta dalla soja, la fosfatidilserina, è il principale fosfolipide presente nel cervello ed è un componente importante della membrana cellulare dei neuroni, che contribuisce a rendere più efficace dal punto di vista del dialogo recettoriale. Si è visto che adeguate dosi di fosfatidilserina assunte per via orale sono in grado di proteggere la perdita di memoria dovuta a stress, che è un altro degli effetti sgraditi dell’eccesso di cortisolo.
Vi sono poi anche dei batteri (Lactobacillus helveticus e Bifidobacterium longum) che sono in grado di ridurre il cortisolo urinario, in soggetti sani, fino al 13% e che possono essere assunti come probiotici mirati per gli individui più stressati.
Il massaggio connettivale previsto dal percorso Rimodrena per il tipo costituzionale “cocomero” prevede infine l’uso dell’olio essenziale di Salvia sclarea (in aggiunta all’olio base), che in alcuni lavori su donne ha mostrato un effetto documentato di riduzione del cortisolo circolante fino al 36%.
Come sempre il consiglio per correggere uno squilibrio di tipo costituzionale è di non limitarsi all’aspetto fitoterapico o minerale, ma di fare uso di tutti gli strumenti disponibili per ridurre il danno e stare meglio. Tra questi senza dubbio la meditazione, la psicoterapia antistress e tutte quelle sane abitudini (come mangiare tranquilli e senza distrazioni, dormire il giusto numero di ore, evitare arrabbiature e tensioni inutili, non porsi obiettivi irraggiungibili ecc.) che stiamo sempre più perdendo. È importante però capire che un intervento di successo (sia esso estetico, di dimagrimento o terapeutico), per ottenere i migliori risultati, deve tenere conto dell’impianto costituzionale del paziente. Un bravo medico deve sempre essere in grado di inquadrare il paziente da questo punto di vista, perché la strategia d’intervento sia individualizzata e mirata alle specifiche problematiche di quell’individuo.
Chi ancora ingenuamente pensi che per dimagrire serva solo contare le calorie, senza alcuna individualizzazione del trattamento, farà meglio ad approfondire questi concetti per evitare non solo di prescrivere terapie inefficaci, ma soprattutto per non fare danni a pazienti di cui non conosce a sufficienza le dinamiche psichiche e metaboliche.
Piano piano una fitoterapia “costituzionale” individualizzata prenderà il posto di quella classica con risultati, ci auguriamo, sempre più efficaci.