Di Irene Starace


Il messaggio del libro è chiaro fin dal titolo: i curatori e gli autori, in tempi di dittatura sanitaria, vogliono contribuire a porre fine all’isolamento forzato e disumanizzante chiamato oggi “distanziamento sociale” ricordando l’importanza della socializzazione e dell’unione, di cui l’abbraccio è il simbolo per eccellenza, per il pieno sviluppo delle persone. La prefazione è opera del professor Giulio Tarro, virologo di fama internazionale, e anche quattro dei sei autori (Claudio Colombo, Anna Rita Iannetti, Alessandro Meluzzi e Luca Speciani) vengono dal mondo della medicina, mentre gli altri due sono un regista (Silvano Agosti) e un analista politico e studioso di spiritualità (Fausto Carotenuto, fondatore di Coscienze in Rete).

Il professor Tarro inizia la prefazione andando dritto al punto: “Ci chiediamo se l’attuale epidemia da Covid 19 si possa considerare un esperimento sociale, unico nella Storia”. Prosegue facendo ancora una volta, come tante altre in questi mesi, chiarezza sulle caratteristiche del Sars Cov-2: un virus che è in decrescita, sta trovando una popolazione immunizzata, essendo i positivi molto più numerosi di quelli calcolati dall’ISS, e avrà una fine. Ricorda il ruolo negativo svolto dai media e dalla comunità scientifica, che ha prodotto “un miscuglio continuo fra pseudoscienza e dogmatismi ormai divenuto imbarazzante e totalmente al di fuori di ogni realtà” e conclude reiterando la richiesta di una Commissione parlamentare d’inchiesta sulla gestione dell’epidemia, e affermando che “una scienza che si ponesse come fine quello di una assoluta conoscenza, illudendosi di sostituirsi alla religione, sarebbe quanto di più arido si possa immaginare”.

Il rischio di quest’aridità è evitato dai capitoli di Fausto Carotenuto e Claudio Colombo. Il primo ci ricorda che il corpo e l’anima servono “come strumento dell’evoluzione immortale del nostro Io”, il secondo che l’abbraccio è “richiamo alle ‘nozze mistiche’ che trascendono (unificandoli) piano fisico e piano metafisico, evocando la nostalgia di un ‘piano ultrafisico’ “.  I contatti con gli altri, e l’abbraccio in particolare, non ci connettono solo alle altre persone, ma a noi stessi, e nello stesso tempo ci permettono di andare oltre e quindi di evolverci, individualmente e collettivamente. Carotenuto invita anche a considerare questi momenti come una prova per migliorarci e a superarla non semplicemente tornando alla normalità, ma costruendo relazioni migliori di quanto non fossero prima.

Su com’erano le relazioni umane prima, e come possono diventare, abbiamo due punti di vista opposti: quello libertario di Agosti e quello tradizionalista di Meluzzi. Secondo il primo, è la famiglia a creare l’idea che esistano estranei, mentre in realtà l’estraneità non esiste perché siamo tutti umani. Perciò, “quello che si è fatto oggi è ufficializzare la cultura del potere […]”. Viceversa, per il secondo la situazione attuale ha diviso anche le famiglie, il che è un problema perché è lì che “si realizzano i legami affettivi indispensabili per la crescita individuale che sta alla base di quella collettiva”.

Anna Rita Iannetti ci parla del rapporto ben noto tra emozioni e salute fisica da punti di vista nuovi per i non addetti ai lavori: l’epigenetica (lo studio della capacità dei geni di modificarsi adattandosi all’ambiente), la psicobiologia e la fisica quantistica. Le conclusioni a cui arriva sono più che inquietanti: “Far restare per mesi, la popolazione intera, bloccata all’interno di un’unica emozione, quella del terrore della morte, significa procurare a molti di loro le reattività biologiche che dallo stress porteranno alle malattie psicofisiche conclamate.

Ciò che accadrà ai bambini, ho orrore ad immaginarlo”.

Di ciò che è accaduto e sta accadendo ai bambini si occupa il capitolo di Luca Speciani, presidente di Ampas (Associazione dei Medici per un’Alimentazione di Segnale). L’”accanimento”, come viene giustamente definito dall’autore, contro l’infanzia a cui stiamo assistendo ora, purtroppo non è nuovo, ma ha avuto le sue “prove generali” con la legge Lorenzin. Le caratteristiche sono state le stesse: “stesse persone, stesso copione omertoso, stessa ferocia da parte delle forze dell’ordine, stesse vittime sacrificali: i nostri bambini […]”. Di fronte ai danni subìti dai bambini sul piano della salute fisica, mentale e sul piano culturale, destinati ad essere aggravati da una scuola “tra esperimento sociale e tortura”, Speciani si chiede il perché del silenzio della maggior parte dei genitori e delle figure professionali che si occupano dell’infanzia, e nel suo capitolo cita estesamente i testi scritti dai pochi che invece hanno fatto sentire, con lucidità, chiarezza e profondità, la loro voce. Di fronte alla situazione di arroganza illimitata del potere nei confronti non solo dei bambini, le alternative sono due: rimandare a casa i suoi esponenti o creare un mondo parallelo, il cui simbolo “potrebbe essere proprio l’abbraccio”.

In conclusione, Abbracciamoci è una lettura fondamentale in questo momento, che fornirà moltissimi spunti di riflessione e motivi, nonostante tutto, di ottimismo. Gli autori sono convinti che possiamo sconfiggere questa dittatura e che, anzi, il processo di recupero della propria umanità sia già cominciato. Perciò andiamo avanti, accrescendo la nostra consapevolezza con letture utili come questa.


Abbracciamoci. Il gesto che vince qualsiasi paura, a cura di Luca Caristina e Gioia Locati

Pubblicato indipendentemente, 2020, pp. 125, € 11,00.