Di Lyda Bottino
Farmacista con Master in Nutrizione e Dietetica


Può esistere un gene (o una famiglia di geni) in grado di indurre dimagrimento? In teoria si. La dieta Sirt si basa infatti sull’azione di un gruppo di proteine, le sirtuine (donde il nome di dieta Sirt) capaci di attivare una famiglia di geni correlati all’attivazione del metabolismo che quindi, se opportunamente stimolati, aiuterebbero l’organismo a bruciare più facilmente e velocemente le calorie assunte con il cibo, favorendo così un dimagrimento rapido e senza troppe rinunce.
Come sempre: un po’ troppo bello per essere vero.
Anche stavolta alla popolarità della dieta ha contribuito non poco l’appoggio di personaggi famosi, tra cui la cantante Adele, Pippa Middleton, il campione olimpico di vela Ben Ainslie, il pugile Anthony Ogogo, e celebrità quali la modella Jodie Kidd e la chef Lorraine Pascale. Vediamo dunque su quali principi si basa questa nuova trovata e se vi sia plausibilità scientifica.

La particolarità della dieta Sirt (inventata dai nutrizionisti Aidan Goggins e Glen Matten, nessuno dei due medico) è il fatto che prevede l’introduzione di specifici alimenti, i cosiddetti cibi Sirt. La dieta si compone di due fasi contraddistinte da due regimi alimentari diversi. E qui incominciano a sorgere i dubbi sul metodo.
La prima fase infatti dura una settimana ed è caratterizzata da una riduzione drastica delle calorie. Nei primi tre giorni, Goggins e Matten raccomandando di stare al di sotto delle mille calorie, con un solo pasto “solido”, mentre nei quattro giorni successivi il regime passa (udite, udite) a 1.500 calorie. La conseguenza dovrebbe essere la perdita di circa tre chili. Di muscolo, immaginiamo, visto che ormai centinaia di lavori scientifici documentano l’effetto demuscolante di regimi ipocalorici. Ma tant’è: il successo di una dieta è legato spesso al vedere la bilancia scendere rapidamente. Poco importa se i kg persi torneranno rapidamente.
In questa fase, sostengono gli autori, “non c’è bisogno di stressarsi con attività sportive intense o prolungate”. E per forza: se la perdita di peso è a carico del muscolo, meno attività faccio più l’effetto del calo di peso muscolare sarà visibile. Non è una novità della dieta Sirt: abbiamo letto questa corbelleria anche sui libri di Lemme e altrove. Diffidiamo di qualunque dieta che vi suggerisca di non fare attività fisica: sarà sempre una dieta volta a farvi perdere peso sottraendo muscolo.
La seconda fase della dieta dura due settimane ed è volta a consolidare il dimagrimento del periodo precedente (è la cosiddetta fase di mantenimento). Qui la raccomandazione è di assumere altri cibi Sirt. Ovvero: cioccolato fondente, vino rosso, agrumi, caffè, mirtilli, capperi, tè verde, soia, cavoli, fragole.
Dicono Goggins e Matten che gli attivatori delle sirtuine avrebbero diversi benefici per la salute: soppressione dell’appetito, miglioramento della memoria, controllo degli zuccheri. Il legame tra produzione di sirtuina e dimagrimento – così come quello tra specifici geni e dimagrimento – è tuttavia tutt’altro che certo e parlare di “geni magri” può essere molto fuorviante. L’unica evidenza dell’efficacia dei cibi Sirt rispetto al dimagrimento è una sperimentazione clinica citata nel libro, effettuata in una palestra privata su un campione di appena 39 persone, seguite per 7 giorni, che hanno perso circa 3 chili. Il che sarebbe avvenuto con qualunque dieta ipocalorica da 1000 kcal/die senza bisogno di scomodare la genetica. Se a questo si aggiunge il rischio (concreto) che in fase di mantenimento le persone si ingozzino di vino e cioccolato (alimenti consentiti) pare davvero di essere fuori strada.